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Protopensiero sulla Creatività: laboratorio virtuale di immaginAZIONI

In fin dei conti, l’artista non è da solo quando porta a compimento l’atto creativo; c’è anche lo spettatore che stabilisce il contatto fra l’opera e il

mondo esterno, decifrando e interpretando le sue qualità profonde, e che, così facendo, aggiunge il proprio contributo al processo creativo.

Nella realizzazione del nostro progetto vi sono due priorità pratiche: la fidelizzazione di tutti coloro che hanno conosciuto Artixtutti e possano riconoscerlo come organismo

vivo, che si rinnova, e la scelta di stimoli per una nostra ricerca collettiva.
Allego un testo di Duchamp che mi sembra funzionale a mettere a fuoco la confluenza delle due istanze. Egli afferma che è lo spettatore a“raffinare” la materia dell’artista, ognuno può divenire così parte del processo creativo; l’autore dell’atto è medium e chi lo osserva lo completa. L’istallazione virtuale potrebbe essere concepita come una raccolta quotidiana/regolare di atti creativi da realizzare su di un supporto di uguale dimensione o da fotografare, con formato analogo, se tridimensionali. Sarebbe interessante poter permettere di realizzare una immagine digitale, un’istallazione finale, concreta, perché sarebbe bello poter fornire un supporto uguale, coerente per materiale, un contenitore che tiene.

Per la realizzazione in progress online tutti noi dovremmo diventare cacciatori-raccoglitori che propongono e ricevono dati visuali, musicali,di movimento e danza,di teatro di performance, di parole e poesia …
Si potrà esporre quelli che ci verranno consegnati e proiettare quelli che giungeranno direttamente in rete, in quale forma non si può prevedere poiché non se ne conosce il numero e dobbiamo pensare
gli spazi, ma mi piacerebbe uscissero dalla casa al quartiere per invitare le persone all’evento.

Sul fronte della comunicazione è forse necessario capire: Come interfacciarsi con lo spettatore virtuale perché il meccanismo divenga fluido e si autoalimenti.Esiste già qualcosa di similare? Come distinguerci?

Tutti noi dovremmo forse esplicitare le nostre aspettative e chiederci:
Cosa osserviamo? L’identità creatrice di una città? La sua spontaneità, la varietà….? Vogliamo avere una restituzione rispetto a ciò che viene pubblicato e alle nostre scelte?

 

MARCEL DUCHAMP
THE CREATIVEACT. 1957
[Lecture at the Convention of the American Federation of Arts, Houston, Texas, 1957, April 3-6. Published inArt News, vol. 56, n. 4, summer 1957.]

IL PROCESSO CREATIVO. 1957
Consideriamo, per prima cosa, due fattori importanti, i due poli della creazione artistica: da un lato, l’artista e, dall’altro, lo spettatore, il quale, con il tempo, diventa la posterità.
Apparentemente, l’artista agisce come un essere medianico che, dal labirinto al di là del tempo e dello spazio, cerca la sua strada verso uno spazio aperto. Quindi, se all’artista concediamo gli attributi di un medium, dovremo allora negargli, sul piano estetico, la facoltà di essere pienamente cosciente di quello che fa o del perché lo fa – tutte le decisioni da lui prese durante la realizzazione artistica dell’opera rimangono nell’ambito dell’intuizione e non possono essere tradotte in un’auto-analisi, sia essa condotta a voce, scritta o anche pensata.
T.S. Eliot, nel saggio Tradizione e talento individuale, scrive: «Tanto più perfetto sarà l’artista, tanto più compiutamente separati saranno in lui l’uomo che soffre e la mente che crea; tanto più erfettamente la mente digerirà e trasformerà le passioni che sono il suo materiale».
Ci sono milioni di artisti che creano, solo qualche migliaia vengono discussi o accettati dallo spettatore e meno ancora sono consacrati dalla posterità. In ultima analisi, l’artista può mettersi a gridare sopra tutti i tetti che possiede del genio, ma dovrà comunque aspettare il verdetto dello spettatore perché le sue dichiarazioni assumano un valore sociale e perché finalmente la posterità lo citi nei manuali di storia dell’arte. So che questo punto di vista non troverà l’approvazione di molti artisti che rifiutano tale ruolo medianico ed insistono sulla validità della loro piena coscienza durante l’atto creativo – ciononostante, e a più riprese, la storia dell’arte ha fondato le virtù di un’opera su considerazioni del tutto indipendenti rispetto alle spiegazioni razionali dell’artista. Se l’artista, in quanto essere umano dotato delle migliori intenzioni nei confronti di se stesso e del mondo intero, non gioca alcun ruolo nel giudizio intorno alla sua opera, come si può descrivere il fenomeno che porta lo spettatore a reagire di fronte all’opera d’arte? In altre parole, come nasce questa reazione?
Questo fenomeno può essere paragonato ad un «transfert» operato dall’artista verso lo spettatore
sotto forma di un’osmosi estetica che ha luogo tramite la materia inerte: colore, piano, marmo, ecc.
Prima di spingermi più oltre, vorrei mettere in chiaro la nostra interpretazione della parola «Arte» senza, beninteso, cercare di definirla. Semplicemente, quello che voglio dire è che l’arte può essere buona, cattiva o indifferente ma, qualunque sia l’epiteto impiegato, noi dobbiamo chiamarla arte: un’arte cattiva è comunque arte, come una cattiva emozione rimane sempre un’emozione. Di conseguenza, quando più avanti parlo di personale «coefficiente d’arte», resta ben inteso che non soltanto io impiego questo termine in relazione alla grande arte, ma anche che tento di descrivere il meccanismo soggettivo che produce un’opera d’arte allo stato grezzo, per quanto cattiva, buona o indifferente essa possa essere.  Il processo creativo assume un tutt’altro aspetto quando lo spettatore si trova in presenza e durante l’atto creativo, l’artista procede dall’intenzione alla realizzazione passando attraverso una catena di reazioni totalmente soggettive. La lotta verso la realizzazione è composta da una serie di sforzi, di dolori, di soddisfazioni, di rifiuti, di decisioni che non possono né devono essere pienamente coscienti, perlomeno sul piano estetico.
Il risultato di questa lotta è una differenza tra l’intenzione e la sua realizzazione, differenza di cui
l’artista non è affatto cosciente. In realtà, alla catena di reazioni che accompagnano l’atto creativo manca un anello; questo scarto, che per l’artista rappresenta l’impossibilità di esprimere in modo completo la propria intenzione, questa differenza tra quanto aveva programmato di realizzare e quanto ha effettivamente realizzato, è il personale «coefficiente d’arte» contenuto nell’opera. In altre parole, il personale «coefficiente d’arte» è come una relazione aritmetica tra «quello che è inespresso ma era programmato» e «quello che è non intenzionalmente espresso ». Per evitare qualsiasi malinteso, occorre ripetere che questo «coefficiente d’arte» è un’espressione personale «di arte allo stato grezzo» che deve essere «raffinata» da parte dello spettatore, proprio come succede allo zucchero puro partendo dalla melassa.
L’indice di questo coefficiente non ha alcuna influenza fenomeno della trasformazione; con il cambiamento della materia inerte in opera d’arte, ha luogo una vera e propria transustanziazione e l’importante ruolo dello spettatore è quello di determinare il peso dell’opera sulla bilancia estetica.
In fin dei conti, l’artista non è da solo quando porta a compimento l’atto creativo; c’è anche lo spettatore che stabilisce il contatto fra l’opera e il mondo esterno, decifrando e interpretando le sue qualità profonde, e che, così facendo, aggiunge il proprio contributo al processo creativo.

Questo contributo è ancora più evidente nel momento in cui la posterità pronuncia il verdetto definitivo e riabilita artisti che erano dimenticati.
[Intervento alla Convention of the American Federation of Arts, Houston, Texas, 3-6 aprile 1957. Pubblicato inArt News, vol. 56, n. 4, estate 1957. Traduzione dal francese di Michele Zaffarano.]

La prima Giornata delle Arti per Tutti

Un percorso, una mappa colorata, un coro di voci e suoni, innumerevoli piedi e mani, parecchie teste, curiosità e voglia di sperimentarsi, una festa, pranzo e cena condivisi, sorrisi e qualche intoppo, coordinamento, lavoro lavoro lavoro: ecco cosa è stata la prima edizione della Giornata delle Arti X Tutti, che abbiamo vissuto il 16 settembre 2017.

Tutto era iniziato con una call nel mese di febbraio: cercasi conduttori di laboratori, artisti, creativi. A lanciarla, l’Associazione Lab Pop, per iniziativa di Massimo Rini e Eleonora Aschero. Nei mesi a venire abbiamo ideato una giornata composita e ricca di proposte, rivolte a quanti desiderassero conoscere nuovi percorsi espressivi, giocare con la creatività e incontrare gli altri in uno spazio particolare, profondo e divertente, capace di accogliere la specificità di ognuno.

Torniamo per un momento a quella giornata. Arrivati alla Casa del Quartiere di San Salvario, i partecipanti ricevono il volantino col programma: c’è da scegliere tra … laboratori, ognuno della durata di due ore; l’ingresso a un laboratorio costa cinque euro; i laboratori si svolgono contemporaneamente in vari spazi della Casa; al termine della giornata, un intervento talk e una grande festa, con jam session musicale e poetica, a cura dello staff Artixtutti e del gruppo Caleidoscoppio.

gda

Che aria si respira? Vediamo facce interessate, incuriosite, a volte spaesate: molti chiedono informazioni al punto accoglienza sopra le scale, altri si aggirano tra i corridoi cercando il laboratorio a cui si sono iscritti, altri ancora aspettano gli amici per entrare, oppure fanno merenda in cortile. Insomma, c’è un’aria dinamica e informale, e l’impressione è quella di stare in un luna park pieno di attrazioni colorate. C’è molto movimento, non soltanto di corpi che salgono e scendono tra i piani e si muovono nello spazio, ma anche di pensieri. C’è scambio di energie, di idee, soprattutto c’è la gioia di esprimersi con la propria creatività attraverso molteplici tecniche: arteterapia, teatroterapia, psicodramma, movimento espressivo, musicoterapia, pratica filosofica, voce funzionale, scrittura: queste le tecniche, utilizzate da sole o in sinergia, con percorsi dedicati ad adulti o bambini.

Diamo uno sguardo ai numeri della giornata:

  • 30 ore di laboratori
  • 18 conduttori
  • 250 partecipanti
  • 1 talk
  • oltre 2000 interazioni sulla pagina dell’evento

  Cosa abbiamo costruito durante quella giornata?

Innanzitutto, una rete: molti di noi operatori AxT si sono conosciuti in occasione di questo progetto e la stragrande maggioranza ha deciso di proseguire il lavoro comune, quest’organizzazione partecipata, in vista della seconda edizione; una sinergia che ha portato nuove collaborazioni e contaminazioni tra tecniche, che arricchiscono il linguaggio di ognuno.

Poi, abbiamo creato un polo di attrazione sulle arti partecipate, che ha coinvolto molte persone direttamente attraverso attività espressive e aggregative.

Abbiamo inoltre costruito un format, spendibile anche successivamente.

Abbiamo fondato un primo atto da cui è scaturita una continuità: attraverso la newsletter Artixtutti, il sito internet e la pagina facebook @LaboratorioPopolare i partecipanti sono potuti rimanere in contatto con le iniziative dei singoli conduttori e seguirne il lavoro annuale.

Infine, abbiamo costruito una base di partenza per le iniziative future, che non tarderanno ad arrivare: stiamo infatti organizzando la seconda edizione della GdA, prevista per il prossimo settembre.

Casa delle Arti per Tutti, arti partecipate e artiterapie

Casa delle Arti per Tutti, arti partecipate e artiterapie

una proposta della piattaforma ArtiXTutti
a cura di Lab Pop a.s.d & p.s

CAT!, Casa delle ArtiXTutti è un luogo offerto alla cittadinanza dedicato alla pratica, studio, sviluppo e ospitalità di percorsi legati alle arti partecipate e artiterapie. Le Arti partecipate concentrano la loro attenzione sulla condivisione dei percorsi artistici/esperienziali – in ambito di arti performative come visive – tra tecnici/conduttori e persona partecipante, la quale diviene contemporaneamente fruitore e autore dell’opera stessa. Le Artiterapie propongono il mezzo della creatività e delle arti nello spazio della relazione, con un obiettivo di integrazione di parti di noi, espressione, benessere e cura.

CAT! è un centro integrato per l’azione, esperienza, la consapevolezza e la trasformazione attraverso le Arti: l’arte può non cambiare il mondo, ma lo spazio intorno e dentro a noi, nella direzione di una​ comunità creativa ​ in grado di fornire alternative di visione. CAT! è il frutto della piattaforma ArtiXTutti, un network di operatori costituitosi del 2017 che ha unito le proprie forze con il progetto della Giornata delle ArtiXTutti 2017 e 2018.
In CAT! operano, in un gruppo che accoglie proposte nuove e diversità di esperienze, una multiforme professionalità: trainer e artisti performativi, educatori e operatori sociali, psicologi, psicoterapeuti, professionisti del mondo della scuola.

Cosa possiamo trovare in CAT
Cat è un cuore pulsante di attività aperto alla città da settembre a luglio, la sua stagione di
proposte lunghe un anno ruota attorno a un tema portante. Il tema dell’anno 201X/201X
sarà, in onore al nostro logo,​ AnimaleCAT​ .Lab
La proposta principale di CAT! è articolata in una serie incrociata di ​ percorsi annuali
laboratoriali con appuntamento settimanale, cicli di laboratori, workshop a tema nell’ambito
delle arti-partecipate e arti-terapie tra teatro creativo e arti della scena, musica e funzionalità
vocale, danza contemporanea e cura del movimento, danzaterapia, arteterapia,
musicoterapia, teatroterapia, drammaterapia, psicodramma, scrittura creativa, appunti di
cinema popolare, arti plastiche sociali.

CAT.! Studio
Ospiterà una giornata di studio a tema, presentazione di libri, un ciclo di incontri/talk a tema
sulle tematiche della creatività e delle arti per tutti, un ciclo di formazioni reciproche, spazio
di condivisione delle tecniche, a invito dedicate agli operatori dell’ambito. La prima giornata di studio
sarà dedicata al tema della Festa..

Occhi​ di CAT!
L’arte è fatta anche per essere vista: CAT ospita per tutto l’anno le dimostrazioni di lavoro
dei partecipanti dei percorsi annuali, tra spettacoli e momenti di laboratorio aperto agli esterni.

CAT!​ Theatre
Cat ospita una micro-stagione teatrale (un appuntamento a inizio inverno, primavera, estate)
tra teatro, danza contemporanea, stand-up comedy.

CAT! ​ World
un percorso aperto a ulteriori professionisti e tecniche al di fuori della città di Torino, con
collaborazioni e scambi con realtà nazionali e internazionali, nell’ambito di progetti di
interscambio europei

CAT! Life
un percorso speciale all’interno della stagione che incontra le arti e la vita, sperimentazione
di esperienze eccezionali, momenti di convivialità creativa, azzardi per creare uno spazio e
un tempo diverso, per conoscere, provare, amare.

Cat! ​ è AristoGatta
“Tutti vogliono far jazz perché resister non si può” AristoGatta è la notte della jam-session di
ArtiXTutti. Jazz è libertà. Porta il tuo strumento, non resta che far musica assieme.